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Chiaro di luna

  • Immagine del redattore: Chiara Taiariol
    Chiara Taiariol
  • 30 giu 2018
  • Tempo di lettura: 1 min

Avanzo ansimando

mentre il sole rincorre il Levante

Il giorno

è indolente nebbia,

disorientata

in biechi silenzi

Il giorno

è stremato

da una caccia al nulla,

cieco

di fronte al fremito

di una voce rotta dai sogni,

all’orrore

delle emozioni sospese

Il castello di Atlante

- labirinto di delusione -

come un miraggio nasconde

dune e soli incendiari,

il freddo dell’Erebo

Riscopro

atti mancati

dove ricordavo di aver smarrito

pleniluni

Il crepuscolo

mi acquieta,

i raggi del sole

cadenzati

si assopiscono

placidi

nel buio

La notte

scalpita

impalpabile

O notte,

bambina capricciosa,

sprecata tra gli incubi,

presta attenzione

- almeno tu -

al tremore delle mani,

alla caduta delle foglie

O notte,

amica di infanzia,

introspezione

instancabile,

insonnia

indisponente

O notte,

flusso di pensiero

scostante,

fiume in piena,

colma

gli aridi mari di rimpianti,

pianti incompiuti

O notte,

ti confido

chi ho lasciato scivolare via,

sorda nostalgia

O notte,

ti sussurro all’orecchio

quali bugie

mi hanno cullato

per tanto tempo

O notte,

soffio di Ponente,

stringi le mie mani

esitanti

Avvolta dall’ombra,

ormai sfiorata dall’alba,

tremo col vento

Pesa

sulle occhiaie

quest'incertezza

 
 
 

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